L'Elche non vuol fare da comparsa


Los jugadores del Elche celebran el ascenso a LaLiga. ELCHE CF

Ci eravamo lasciati in una notte di fine agosto con alcuni festeggiamenti abbastanza inattesi, ci ritroviamo a distanza di un mese e mezzo a tirare le prime somme. L'Elche è stata l'ultima squadra a strappare il pass per la Liga 2020/21, che gli andalusi hanno iniziato contro ogni pronostico: prima il ricorso di Deportivo La Coruña e Fuenlabrada per una partita che poi si è giocata solo a verdetti quasi decisi, poi l'attesa e in seguito la liberazione: alla fine della regular season l'Elche, sesto in classifica, si era quindi guadagnato l'occasione di tornare al piano di sopra.

Poi il capolavoro dei playoff: partiti da sfavoriti, i ragazzi di Juan José Rojo Martin, per tutti Pacheta, hanno prima eliminato nella doppia sfida di semifinale la Real Saragozza e poi, con un blitz inaspettato, dopo aver impattato 0-0 in casa contro il Girona hanno sbancato l'Estadio Montilivi grazie a un gol segnato all'ultimo secondo da Pere Milla. Il club, in osservanza delle speciali restrizioni, ha festeggiato sobriamente sui propri social network, invitando tutti i tifosi ad essere responsabili: "Verrà il momento in cui potremo tornare ad abbracciarci", ha twittato Nino - leader storico dell'Elche - che a 40 anni suonati è riuscito a coronare il sogno di assaggiare la Liga.

La scommessa Almirón

Una promozione, quella dell'Elche, assolutamente fuori programma, a tal punto che il club - ritrovatosi con soli 14 giocatori di proprietà - ha dovuto chiedere al direttore sportivo Nico Rodriguez di fare gli straordinari. La dirigenza era pronta a intervenire sulla rosa in maniera massiccia, ma a pochi giorni dalla promozione la società ha comunicato il divorzio da Pacheta, l'artefice della risalita. Un fulmine a ciel sereno che ha spiazzato i tifosi, affezionati alla figura della loro ormai ex guida. Per sostituirlo, Rodriguez ha pescato direttamente in Argentina Jorge Almirón, un formatore il cui profilo sembrerebbe assolutamente spendibile per l'Europa.

Almirón in America Latina gode di grande credibilità: dopo aver iniziato in lungo e in largo ad allenare in Messico, ha avuto il grande merito di qualificare alle coppe il Godoy Cruz, prima di passare all'Independiente e poi al Lanus. Con il Granate, il classe 1971 di San Miguel ha vinto un campionato, una Copa Bicentenario e una Supercoppa, portando a termine un lavoro imbastito da Zubeldia e rifinito da Barros Schelotto. Almirón ha firmato per una sola stagione, ma a giudicare dagli arrivi è facile immaginare che parecchi suoi input siano arrivati direttamente alle orecchie della dirigenza.

Un mercato (quasi) tutto sudamericano

Almirón ha infatti portato in Andalusia alcuni calciatori che ha già avuto modo di allenare. Con le tempistiche molto ristrette, le idee dell'argentino naturalizzato messicano erano quelle di rimpolpare la rosa con profili che già conoscevano i suoi dettami. Così, assieme al Raul Guti - l'acquisto più oneroso di una campagna da 6 milioni di euro complessivi -, al terzino sinistro Youssuf Koné e allo svincolato Antonio Barragan, sono arrivati calciatori che potrebbero anche dire la loro in Liga. Per esempio, Almirón sul 30enne mediano Ivan Marcone, suo scudiero al Lanus, e su Emiliano Rigoni, un passato tutt'altro che memorabile in Italia.

Assieme a loro sono sbarcate a Elche altre due vecchie conoscenze della Serie A: Juan Sánchez Miño, prelevato dall'Independiente, e Lucas Boyé, entrambi di recenti fatti fuori dal Torino. Quest'ultimo ha segnato il primo gol in campionato dei biancoverdi, coinciso con la vittoria sul campo dell'Eibar. Il talento da tenere sott'occhio, infine, è Jeison Lucumí, eclettico esterno destro offensivo colombiano che il tecnico argentino ha allenato durante la sua breve esperienza all'Atletico Nacional. Per la porta, a zero, è stato invece preso Diego 'el Zurdo' Rodriguez, estremo difensore che calcia anche punizioni e rigori.

Come gioca l'Elche di Almirón

Ovviamente è ancora un po' presto per dare un giudizio anche parziale sull'impatto dell'Elche in Liga. Le prime uscite sono però state incoraggianti: dopo la sconfitta con la Real Sociedad, gli andalusi hanno sbancato Ipurua e pareggiato 0-0 in casa contro l'Huesca, in un match dove comunque il pallino del gioco, dati Sofascore, è rimasto sempre in mano ai Franjiverdes - quasi 100 passaggi in più completati, maggior possesso palla e maggior numero di tiri verso la porta avversaria. Almirón ha mutato spesso il modulo, cominciando con un abbottonato 5-4-1 per poi mixare, contro avversarie più abbordabili, il 3-4-1-2 con il 3-4-2-1.

La difesa a tre è il fondamento sul quale si poggia il calcio dell'argentino, che chiede ai suoi laterali prestazioni dispendiose dal punto di vista del sacrificio e dell'abnegazione. In attesa di capire come si inseriranno i nuovi - Marcone e Rigoni in primis - nell'undici di Almirón hanno già trovato posto il laterale Koné, Raul Guti e il centravanti Boyé. Gli uomini chiave, però, sono essenzialmente tre: il centrale difensivo Josema, fondamentale nella seconda parte della scorsa stagione, lo stesso Raul Guti - 23enne dalle ampie prospettive, impiegato da centrocampista di destra - e Pere Milla, eroe della promozione che può giocare alternativamente da punta e trequartista.

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Il progetto sportivo sostenibile

In generale, si può dire che Almirón non sia affatto un integralista e di conseguenza la scelta last minute dell'Elche potrebbe addirittura pagare, soprattutto nel caso in cui la fase difensiva dovesse registrarsi a breve. Più in generale, la squadra mancava in Liga dal 2015 e la promozione inaspettata - se il Fuenlabrada avesse vinto contro il Depor l'Elche sarebbe arrivato settimo - ha paradossalmente complicato un po' i piani: "Che nessuno pensi di farci fuori facilmente: vogliamo competere con tutti" ha dichiarato il presidente Joaquin Buitrago subito dopo la promozione.

Classe 1964, ha assunto la presidenza dell'Elche nell'agosto del 2019 in seguito alle dimissioni di Diego Garcia. Eletto con un plebiscito durante il consiglio di amministrazione, vanta esperienza da dirigente e amministratore delegato di alcuni grandi gruppi spagnoli. Grintoso quanto basta per farsi rispettare, sul caso playoff dichiarò: "Sappiamo che il figlio di Tebas (presidente della Liga ndr) è nel consiglio del Fuenlabrada. Se credono di farcela sotto il naso si sbagliano di grosso". Eh sì, si sbagliavano proprio, così come i bookmaker che vedevano i Franjiverdes come vittima sacrificale. Poi, sappiamo tutti com'è andata.

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