Quattro spunti su Valencia - Atalanta

Josip Ilicic e Gayà durante Atalanta - Valencia (© Getty)

In uno stadio blindato a causa dell'emergenza sanitaria legata al CoVid-19, Valencia e Atalanta si affrontano in un match che mette in palio la qualificazione ai quarti di finale di Champions League. All'andata, giocata per l'occasione in un San Siro tirato a lucido, gli uomini di Gasperini hanno vinto 4-1, ipotecando il passaggio del turno nonostante l'ultimo terzo di partita giocato quasi esclusivamente nella propria metà campo difensiva. Se l'Atalanta ha confermato ancora una volta una forza offensiva poderosa, il Valencia ha ribadito i propri problemi in difesa, ma anche fatto vedere di avere in rosa diversi uomini in grado di cambiare la partita. Il discorso qualificazione, quindi, per diversi motivi non può considerarsi ancora chiuso. E la Dea, col vantaggio delle porte chiuse, non potrà permettersi di speculare sul risultato dell'andata. Ma Valencia - Atalanta mette sul tavolo diversi temi interessanti da approfondire.

Emergenza difensiva

Partiamo con la prima considerazione, forse quella sulla quale l'Atalanta potrebbe giocarsi la qualificazione ai quarti di finale di Champions League. Il Valencia, ormai da mesi, sta affrontando un'emergenza difensiva abbastanza grave, soprattutto in zona centrale. Il pacchetto a disposizione di Marcelino, ereditato poi da Albert Celades, contava complessivamente quattro profili, con la società che, a gennaio, aveva anche provato a intervenire sul mercato di riparazione per allungare le rotazioni dell'ex commissario tecnico dell'under 21 spagnola.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: in inverno non è arrivato nessuno, e ora il Valencia si trova in una situazione abbastanza disastrata. Il bollettino parla di infermeria molto più che affollata: il primo ad alzare le braccia in segno di resa è stato Ezequiel Garay, costretto a operarsi dopo la rottura del legamento crociato di un ginocchio. Poi è toccato ad Eliaquim Mangala, il cui infortunio alla coscia è ancora ben lontano dall'essere riassorbito. Infine, anche Gabriel Paulista - seppure in via di guarigione - non sarà della partita: il centrale brasiliano, un passato tra Arsenal e Villarreal, sta recuperando in queste settimane, ma non è ancora pronto per tornare in campo. Il risultato è quindi molto ovvio: con la federazione spagnola che non ha dato il via libera al Valencia per firmare un altro difensore, vicino al 23enne Mouctar Diakhaby giocherà il francese Francis Cocquelin, mediano adattato per l'occasione. I movimenti di Ilicic e Gomez - più la probabile presenza di Pasalic tra le linee - potrebbero mettere in enorme difficoltà i due centrali valenciani, chiamati a una prestazione senza sbavature.

Il duello tra Ferran Torres e Gosens

Si prevede una serata molto movimentata sulla corsia laterale occupata da Ferran Torres e Robin Gosens. Il duello che all'andata è stato vinto - anche abbastanza nettamente - dall'esterno olandese, si riproporrà al Mestalla sotto tutta un'altra prospettiva. Il Valencia, ovviamente, sarà chiamato a fare la partita e difficilmente lascerà, per quanto possibile, il pallino del gioco all'Atalanta. Per questo Ferran Torres potrebbe diventare un (o dei) fattore determinante. La sua è una crescita esponenziale, cominciata la scorsa stagione con Marcelino e proseguita quest'anno, prima col tecnico asturiano e poi grazie alla fiducia concessagli da Celades. Oggi, il classe 2000 conteso da mezza Europa, è titolare fisso di un undici che ha adottato da tempo il 4-4-2 come modulo principale. Largo a destra, Ferran attacca la profondità come pochi altri, e questo potrebbe mettere pressione a un Gosens che, rispetto al match di San Siro, dovrà prestare maggiore attenzione allo sviluppo dell'azione senza palla. Il talento spagnolo, che ha un contratto in scadenza nel 2021 e una clausola rescissoria da 100 milioni di euro, in stagione ha già segnato 5 gol e messo a referto 6 assist. Non male, ma Gosens ha fatto meglio: l'olandese, acquistato per due spiccioli dall'Heracles, è a quota 8 reti e 5 assist in 29 partite, oltre a essere senza dubbio il miglior laterale mancino d'Italia. Chi la spunterà?



Parola d'ordine: intensità

I primi sessanta minuti di gioco di Atalanta - Valencia hanno rappresentato una vera e propria lezione di calcio da parte della Dea, non solo dal punto di vista del palleggio ma anche, e soprattutto, per via dei ritmi forsennati tenuti in campo dalla squadra di Gasperini. Il tecnico di Grugliasco aveva preparato un piano partita pressoché perfetto, anche se poi la squadra ha pagato l'enorme sforzo con i venticinque minuti finali passati in apnea. Il Valencia costruisce il gioco tendenzialmente dal basso, con Dani Parejo che spesso si abbassa in mezzo ai due centrali difensivi per ricevere palla e poi smistarla. Il capitano degli spagnoli è anche il primo playmaker della squadra, che sviluppa le sue trame principalmente grazie alle sue geometrie. Parejo, dati WhoScored, effettua quasi 65 passaggi a partita, un numero decisamente alto se consideriamo che il secondo giocatore di questa classifica è Gabriel Paulista, con 53.1 passaggi effettuati. Le statistiche sui passaggi sottolineano anche il fatto che il Valencia tende sempre a impostare centralmente, affidandosi ai centrali difensivi - per esempio Ezequiel Garay - o ai mediani come Geoffrey Kondogbia e Francis Coquelin. Quest'ultimo è il passatore più preciso del Valencia, con il 90.1% di passaggi completati: scorrendo la sua heatmap, però, si nota anche come molti di questi siano appoggi elementari, spesso in orizzontale. Il verticalizzatore della squadra è, nemmeno a dirlo, sempre Dani Parejo, sul quale Gasperini - all'andata - ha costruito una gabbia decisamente efficace. Ogni qualvolta il capitano valenciano entrava in possesso di palla, Pasalic e una delle due punte a turno aiutavano il pressing chiudendo preziose linee di passaggio, depotenziando le giocate del numero 10 spagnolo. Per arginare potenziali azioni pericolose, quindi, serve una partita perfetta in fase di non possesso.

Il fattore Rodrigo

Rispetto alla brutta sconfitta di San Siro, il Valencia recupererà il suo leader offensivo. Rodrigo Moreno Machado sarà al centro dell'attacco, al suo posto, ripreso dopo un periodo abbastanza grigio causa infortunio. Rodrigo, di fatto, è stato l'uomo in meno nella sfortunata stagione del Valencia. A testimoniarlo, in particolare, sono le statistiche, che parlano di 2 soli gol in Liga e altrettanti nella fase a gruppi di Champions League. Davvero pochini per uno come lui, che ha provato parzialmente a rifarsi mettendo a referto 7 assist, più di qualunque altro compagno. L'assenza di Maxi Gomez gli permetterà di tornare a giocare al fianco di Kevin Gameiro, probabilmente una delle punte europee più forti quando si tratta di dialogare nello stretto e ricercare la profondità. Rodrigo, dal canto suo, deve ritrovare lo smalto negli ultimi metri di campo, per tornare a essere l'attaccante dai colpi imprevedibili che, in tempi non sospetti, si era guadagnato anche la chiamata di Luis Enrique in nazionale. Per caratteristiche, infine, la punta originaria di Rio de Janeiro, potrebbe mettere seriamente in difficoltà il trio difensivo dell'Atalanta, chiamando - tramite i suoi movimenti su tutto il fronte offensivo - il centrali nerazzurri a "uscire" su di lui, creando spazi nei quali Gameiro si potrebbe buttare facilmente. Insomma, Rodrigo andrà curato attentamente, cercando di farlo giocare il meno possibile fronte alla porta. In tal senso, quindi, il lavoro di Palomino, Caldara e Djimsiti sarà fondamentale.

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