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| I giocatori dell'Almería festeggiano un gol (© La Liga) |
«Abbiamo il nostro galactico, dalla Savana ecco il nostro re». Con queste parole, compresse in 160 caratteri su Twitter, José Maria Gutierrez Hernández, in arte Guti, è stato annunciato come nuovo allenatore dell’Unión Deportiva Almería. La società ha preso la decisione durante un’anonima mattina di inizio novembre, con la squadra piazzata al secondo posto della classifica di Liga 123, la serie cadetta spagnola. In seguito a un ruolino di partite nelle quali l’Almería ha fondamentalmente deluso, la proprietà ha quindi deciso di dare la seconda svolta stagionale, esonerando il portoghese Pedro Emanuel – che, a sua volta, nel mese di agosto era subentrato a Óscar Romero – e puntando forte sull’ex tecnico del Besiktas, formatosi nelle giovanili del Real Madrid. Guti sbarca in Andalusia durante un momento storico molto particolare: «Sono affascinato da questa nuova sfida – ha dichiarato l’ex stella dei Merengues mentre, nei corridoi dell’aeroporto in cui è atterrato con un volo diretto da Il Cairo, un manipolo di tifosi gli avvolgeva una sciarpa rojiblanca al collo – ho accettato l’incarico perché credo fortemente nel progetto che mi è stato presentato».
Il progetto di cui parla Guti non è altro che la trasposizione sportiva delle grandi ambizioni di Turki Al-Sheikh, l’ennesimo magnate saudita che ha deciso di approcciarsi al mondo del calcio con la stessa delicatezza di un elefante in una cristalleria. Al-Sheikh ha acquistato l’Almería pochi mesi fa, formalizzando l’accordo lo scorso 2 di agosto, con l’intento di sbarcare in Europa per dare continuità al suo processo di espansione calcistica, cominciato qualche anno addietro in patria. Il suo obiettivo è chiaro, e lo ha ribadito il giorno in cui – versando 20 milioni di euro alla vecchia proprietà per rilevarne il 96% delle azioni – è diventato presidente del club: «Abbiamo intenzione di costruire qualcosa di importante, dentro e fuori dal campo – ha detto Al-Sheikh durante il suo insediamento – non ci poniamo obiettivi precisi o limiti, ma abbiamo le idee chiare sul da farsi». Per quanto riguarda il lato sportivo, l’Almería punta a diventare la terza forza andalusa del calcio spagnolo, subito dietro alle due realtà di Siviglia e magari, perché no, mettendo la freccia su realtà di provincia come Granada, Córdoba e Xérez, tutte società ormai abituate a fare la spola nelle prime tre serie professionali del calcio locale. Puntare alla promozione in Liga, campionato che dalle parti dell’Estadio de los Juegos Mediterráneos non si respira dal biennio 2013-15, è il minimo sindacale: quattro anni fa gli andalusi hanno provato un’ultima volta a rialzare la testa prima di sfiorare il fallimento, evitato proprio dall’arrivo dello sceicco saudita.
Al-Sheikh è un personaggio molto particolare: discendente della più influente famiglia non reale saudita, è figlio della più classica formazione scolastica musulmana e ha conseguito una laurea in Scienze della Sicurezza presso il prestigioso King Fahd Security College, una delle istituzioni più importanti di Riyadh, un’università privata che solo i ricchi possono permettersi di frequentare. La sua precocità, unita a una preparazione di prim’ordine, gli ha permesso di ricoprire diversi ruoli all’interno del governo centrale locale: dopo essere stato per qualche tempo Ministro dell’Interno, è stato promosso a Ministro della Difesa e, tra il 2015 e il 2017, è passato dalla carica di assessore reale a quella di primo consigliere dello stesso re saudita. Nonostante una carriera politica ricchissima di soddisfazioni, Al-Sheikh ha però sempre avuto due fortissime passioni: la poesia e il calcio. Se i suoi versi sono talmente intensi da essere stati ripresi e messi in musica da una quantità incalcolabile di artisti arabi, la sua ascesa nel mondo del pallone è cominciata con la nomina a capo della General Sport Authority, ente preposto al coordinamento delle discipline sportive in Arabia Saudita. La sua gestione si è rivelata molto positiva, grazie soprattutto ad alcune riforme che hanno portato beneficio a tutto il movimento. Due su tutte: l’aumento del limite degli stranieri nella Saudi Professional League e la partneship stipulata con la Liga tramite la quale, prima del Mondiale 2018, alcuni giocatori della nazionale vennero affiliati a vari club spagnoli, col fine di fargli maturare esperienza in previsione di quella che sarebbe stata la campagna russa.🛫 ¡@Guty14Haz ya está en Almería! Esta tarde dirigirá su primer entrenamiento en el Anexo 🏟 pic.twitter.com/8KVopRPze1— UD Almería (@U_D_Almeria) November 5, 2019
Magnate delle comunicazioni e manager indiscutibilmente visionario, prima di sbarcare in Spagna Al-Sheikh ha deciso di differenziare i propri investimenti anche in Egitto, un paese dove attualmente i sauditi non sono ben visti, a causa di situazioni politico-economiche che poco hanno a che fare con lo sport. Fatto sta che, a sorpresa, lo sceicco decide di acquistare i Pyramids FC: il progetto è investire in ingenti capitali (nell’unica finestra di mercato gestita in prima persona è stato speso l’equivalente di 53 milioni di euro per portare in Egitto una serie di talenti sudamericani, poi affidati a Ricardo La Volpe) per far crescere esponenzialmente quella che, fino a quel momento, non era altro che una piccola squadra di provincia, dal valore nemmeno minimamente equiparabile a quello dei due colossi locali Al Ahly e Zamalek. Che, al momento dell’approdo in Egitto del ricco saudita, decidono di ammutinarsi insieme alla federazione per paura di perdere la storica leadership, per di più al cospetto di uno straniero. Al-Sheikh viene osteggiato in qualsiasi maniera, sia dal punto di vista burocratico che sportivo, con arbitraggi che definire comici sarebbe abbastanza riduttivo: «Mi sembra chiaro che qui non si possa lavorare, per cui venderò non appena mi sarà possibile» ha detto alla stampa saudita a pochi giorni dall’ufficialità del passaggio di consegne. Finalmente era arrivato il momento di sfruttare i buoni rapporti con la Spagna: dopo aver rilevato l’Almería, lo sceicco ha subito messo a bilancio un aumento di capitale da 31 milioni di euro, in modo da far respirare le boccheggianti casse di una società sull’orlo del collasso.
Con l’iniezione di soldi freschi il direttore sportivo Darío Drudi, affiancato dal direttore generale Mohamed El Assy, ha potuto condurre la campagna acquisti più ricca della storia del club, mettendo sul piatto 17 milioni di euro per rinforzare un po’ tutti i reparti. Cifre importanti, soprattutto per il livello mediocre della seconda divisione spagnola. Dell’Almería è anche il colpo più costoso della storia della Liga 123: si tratta di Arvin Appiah, ala destra prelevata per quasi 9 milioni in estate dal Nottingham Forrest. Oltre al ghanese, hanno raggiunto l’Andalusia altri giovani molto interessanti come il frizzante folletto offensivo uruguayano Darwin Núñez, ex Peñarol, il terzino sinistro brasiliano Jonathan e il centrocampista, già protagonista in Ligue 1 con il Bordeaux, Valentin Vada. Tra le porte girevoli della sessione estiva, durante la quale sono stati movimentati più di quaranta calciatori tra entrate e uscite, è passato anche Ante Coric, arrivato in prestito annuale dalla Roma. Il talento croato al momento è ancora un comprimario, ma in un campionato così lungo ed estenuante potrebbe tornare utile per le rotazioni che Guti, giocoforza, dovrà dare alla squadra. Inoltre, come se non bastasse, la dirigenza andalusa ha intenzione di mettere mano al portafoglio anche a gennaio. Proprio in queste ore si sta parlando di una serie di acquisti molto interessanti, come per esempio il terzino argentino Leonardo Di Placido del Lanus o William Kaptoum, centrocampista del Betis, fino ad arrivare ad Alvaro Negredo, centravanti in forza all'Al-Nasr, club col quale Al-Sheikh è in ottimi rapporti.— UD Almería (@U_D_Almeria) January 5, 2020
Lo sceicco ha progettato una serie di passi da compiere da qui agli anni a venire. Dopo aver risanato la società dal punto di vista economico, mettendo suoi uomini di fiducia a ricoprirne i ruoli chiave, ed essere riuscito a risalire al piano superiore, sarà il momento di sedersi al tavolo col comune per discutere del nuovo stadio. Non è ancora chiaro se il potente saudita intenda costruirne uno da zero oppure modificare quello attuale, un impianto costruito in occasione dei Giochi del Mediterraneo del 2005 con la capacità massima di 15200 posti, la maggior parte dei quali senza una copertura adeguata. Di certo, parallelamente, verranno anche avviati i progetti per il centro sportivo che sorgerà alle porte della città: «Il presidente ha grandi ambizioni – ha detto El Assy – nei prossimi anni costruiremo infrastrutture all’avanguardia, inaugureremo lo store ufficiale in centro città e arriveremo ad avere una squadra che potrà contare sui migliori talenti europei e africani». Uno di questi, Sekou Gassama, aveva iniziato la stagione alla grande: spagnolo di origini senegalesi, ha segnato 5 gol prima di essere messo fuori rosa (partirà nel mercato durante il mercato di riparazione) per aver rifiutato di rinnovare il contratto in scadenza. La stagione è lunga ma la classifica, nonostante un inizio stentato, sembra sorridere: «L’ambizione – ha chiosato Al-Sheikh al termine di un’intervista rilasciata a El País – va oltre il risultato. Noi come City e PSG? L’Arabia Saudita è molto più grande e ricca del Qatar: le conclusioni traetele voi».
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