Alla scoperta di Stanislav Lobotka

Stanislav Lobotka, nuovo centrocampista del Napoli (© Getty)

Stanislav Lobotka è un nuovo giocatore del Napoli. La società partenopea ha ufficializzato il suo secondo colpo di mercato invernale andando a chiudere, in tempi relativamente stretti, il centrocampista slovacco del Celta Vigo. Le due parti in causa hanno potuto così finalmente coronare un matrimonio che era già stato studiato nei minimi dettagli durante la scorsa campagna trasferimenti estiva, quando Lobotka sembrava vicino al passaggio agli azzurri, all'interno di un processo di svecchiamento e riammodernamento del settore mediano napoletano, cominciato in precedenza con l'arrivo di Fabian Ruiz. Non è un caso che, dopo gli ottimi affari degli scorsi anni, il Napoli abbia deciso di rivolgersi ancora in Liga per andare a trovare il tassello ideale da regalare a Gennaro Gattuso, utile a rimpolpare le rotazioni: Lobotka, 25 anni compiuti il 25 novembre scorso, lascia così la Spagna dopo due anni e mezzo di militanza in Galizia. Il Celta lo aveva infatti acquistato nel luglio del 2017, pagandolo circa 5 milioni di euro per prelevarlo dai danesi del Nordsjaelland, un'autentica garanzia quando si parla di scouting.

(© Transfermarkt)
Nella sua esperienza a Vigo, il classe 1994 originario di Trencin, ha affinato le proprie qualità, già fatte ampiamente intravedere durante il percorso giovanile intrapreso sin da bambino. Le cifre definitive dell'affare non sono ancora ufficiali, ma Lobotka dovrebbe trasferirsi al Napoli per circa 20 milioni di euro più altri 3 di bonus, non facilmente raggiungibili, e il pagamento sarà molto probabilmente dilazionato in più anni. Partiamo subito col dire che il profilo dello slovacco corrisponde precisamente alla tipologia di calciatore preferito dalla proprietà napoletana, in quanto calciatore anagraficamente giovane ma già pronto per dare sin da subito il proprio contributo. Un elemento complessivamente completo che, in caso di impatto positivo, tra qualche stagione potrebbe essere addirittura rivenduto a un prezzo importante. Insomma, sulla carta - se ben gestito - è un calciatore potenzialmente da plusvalenza. Il che, soprattutto per politiche gestionali come quella del Napoli, non è affatto un male. In secondo luogo, Lobotka porta in dote caratteristiche quasi esclusive per quella che è oggi la rosa del Napoli.

Per capire di che giocatore si sta parlando, è necessario specificare una volta per tutte ciò che lo slovacco non è: non è un centrocampista particolarmente efficace in fase offensiva, non è un elemento al quale affidare esclusivamente compiti di regia, non è un elemento particolarmente incline alla giocata in verticale anche se, scorrendo le sue heat-map, si nota un netto miglioramento durante l'intero arco di tempo passato al Celta. Lobotka è il classico centrocampista che fa reparto, ha buone doti da incontrista, gioca in maniera semplice ma efficace, tatticamente è molto intelligente, dote necessaria per chi, come lui, spazia in una zona di campo particolarmente delicata. Il Napoli lo ha preso per schierarlo a schermo davanti alla difesa, in un ruolo che - fino a due anni fa - era prerogativa di un "certo" Jorginho. Dopo la partenza dell'italo-brasiliano si pensava di aver trovato un suo degno erede di Amadou Diawara, ma sotto la gestione di Carlo Ancelotti l'ex Bologna non ha praticamente mai giocato. Così ecco Lobotka, che ha lasciato Vigo dopo averci già provato in estate - con il Celta che non accettava meno dei 35 milioni di euro, il valore della clausola rescissoria, forte di un contratto fino al 2023 - per provare il definitivo salto in alto in un contesto comunque molto competitivo.

(© Soccerment)
Ruolo delicato, si diceva, quello del mediano, o per meglio dire del metodista. In quella zona di campo, dove il margine di errore concesso è minimo, Lobotka si è affinato grazie all'assetto di un Celta che, nonostante le difficoltà di questi ultimi anni, è sempre rimasta una squadra dalla profonda identità spagnola, una compagine che - già a partire dalla gestione tecnica di Unzué - ha costantemente cercato, pur con parecchi limiti, di proporre calcio. Da qui bisogna partire per capire fino in fondo che tipologia di giocatore si è portato a casa il Napoli: dallo slovacco difficilmente si vedrà partite una giocata forzata, piuttosto sarà probabile vedere una gestione della palla conservativa col fine di mantenere il possesso e, nello stesso tempo, non esporre la squadra a inutili pericoli. Non è mai stato, e non sarà mai, un giocatore con compiti prettamente di regia, che nel Napoli spettano principalmente ai due centrali - in particolar modo a Koulibaly -, agli interni di centrocampo e agli esterni del 4-3-3 varato da Ancelotti, e poi ripreso da Gattuso. Lobotka, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, è molto bravo a muoversi senza palla: i compagni, almeno per quello che si è visto al Celta, gli affidano volentieri la sfera più o meno da tutte le zone del campo. Sa dialogare bene con i terzini, idem con le mezzali, che a turno si abbassano per ricevere il passaggio chiamandolo a smarcarsi in ricezione, per poi smistare il pallone sul lato opposto. Non è raro nemmeno vederlo scalare in mezzo ai due centrali difensivi, andando a proporre la classica "salida lavolpiana".

In fase di possesso palla, Lobotka ha evidenziato un'ottima conduzione e ama principalmente giocare la sfera fronte alla porta, ma rimane sempre un giocatore da focalizzare in particolar modo sul fondamentale dei passaggi. In questa prima parte di stagione, l'amico fraterno di Marek Hamsik (pare sia stato lui a consigliarlo al Napoli) è andato a collocarsi al settimo posto assoluto nella classifica dei passatori all'interno della compagine galiziana. Davanti a lui, a testimonianza del fatto che i compiti di regia sono quasi esclusivamente appannaggio di altri giocatori, troviamo gente come Rafinha (una mezzala), Lucas Olaza (terzino offensivo molto tecnico, dalle spiccate doti offensive) per finire ai due difensori centrali, Nestor Araujo e Joseph Aidoo. Il primo completa 48.5 passaggi di media a partita, il secondo 46.5, Lobotka solo 45.4, con l'88.8% di precisione (il migliore in rosa tra quelli che hanno giocato più di dieci partite, anche se il dato va soppesato con la facilità del passaggio stesso). Interessante anche il parco di soluzioni a sua disposizione: le volte in cui tenta di verticalizzare, lo fa con passaggi precisi, filtranti e smarcanti che raggiungono gli interni in inserimento senza palla, o in alternativa gli esterni che gli dettano il lancio lungo (2.1 di media a partita, corredati da 0.5 keypass). Gioca sia con il piede destro che con il mancino, è alto 174 centimentri e pesa poco più di 70 chilogrammi. Si parla quindi di un centrocampista dal baricentro basso, che possiede una discreta velocità di pensiero e sa giocare bene il pallone anche sotto pressione avversaria. In questa stagione ha giocato 17 partite su 19, confermandosi come uno degli insostituibili di ua squadra comunque in crisi - economica e di risultati -, che quindi si è vista costretta a privarsene forzatamente.


Interessante, infine, anche notare la sua traiettoria professionale. A livello giovanile, Lobotka si è diviso tra lo AAC Sparta Trenčín e l'AS Trenčín, le squadre della città che gli ha dato i natali. Nel 2013 si è trasferito in prestito all'Ajax, dove per una stagione ha militato nella squadra B dei Lancieri, prima di essere rimandato indietro senza essere riscattato. Il Trenčín lo ha così ceduto a titolo definitivo al Nordsjaelland, club col quale il Celta ha un canale di mercato preferenziale, per soli 500mila euro. I danesi, a loro volta, arriveranno a prendere circa 5 milioni di euro dal suo passaggio in Spagna e, a due anni e mezzo di distanza, il cartellino di Lobotka ha quasi quintiplicato il proprio valore. Con la nazionale slovacca ha esordito nel 2016 e, a oggi, ha messo insieme 22 presenze e segnato 3 gol. A livello europeo il nome di Lobotka è ancora annoverabile nella categoria degli underdog, ma chi lo conosce bene assicura che il Napoli ha buone possibilità di vincere la scommessa. E, a 25 anni, l'ormai ex Celta ha tutte le carte in regola per imporsi definitivamente.

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